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La voragine infernale

È l’ora di non tremare davanti al nero baratro
Dove la fantasia crea i propri tormenti,
Di slanciarti a quello stretto varco
Lambito da ogni parte dalle fiamme infernali;
Di risolverti sereno al gran passo,
E sia pure col pericolo di dissolverti nel nulla
(Goethe)
 
Sei nel grembo della dea, fluttuando liberamente.
sentiti ora proprio stimolato a muoverti e attraverso la spirale,
che è il passaggio vaginale alla rinascita.
Muoviti in senso orario lungo la doppia spirale del tuo DNA”
(Starhawk)

La psiche ha una struttura teatrale. Essa si esprime nei nostri sogni tramite le immagini di personaggi che si muovono prelogicamente ed alogicamente in spazi e tempi secondo trame a loro modo ben definite. Ogni immagine ha le sue storie, individuali e collettive, che nello psicodramma possono rivivere ed arricchirsi di nuove immagini e nuove trame.

In una delle prime sedute di uno psicodramma, con il racconto del sogno di una ragazza di 19 anni, Delia, la ricchezza della psiche ha trovato il palcoscenico ideale per tornare a vivere modificandosi attraverso le associazioni e le amplificazioni della sognatrice e degli altri membri del gruppo. Dalla dinamica psicodrammatica è emersa la presenza di una situazione psichica iniziatica che anticipa quello che sarà il tragitto, individuale e di gruppo, di differenziazione dal regno della Grande Madre e di conquista dell’autonomia da parte delle giovani donne facenti parte del gruppo.

I sogni come quello di Delia sono definiti da Jung sogni di inizio analisi ed indicano la situazione in cui si trova la psiche in quel momento ma anche la meta, il sé al quale tende il processo di individuazione. Il sogno di Delia quindi tende al suo sé individuale ma, una volta raccontato nello psicodramma, appartiene anche al gruppo che gli ha donato nuova vita, e contribuisce alla realizzazione del Sé del gruppo attraverso il processo di individuazione di gruppo.

Lo psicodramma si apre con il sogno di Delia:

Io e mio padre stavamo passeggiando in una specie di strada. Probabilmente stavamo cercando dell’acqua perché ad un tratto dico: Credo che l’acqua sia vicina, fermamente convinta di ciò che pensavo in quanto credevo che nel luogo dove noi in quel momento poggiavamo i piedi, scorresse anticamente un fiume, dunque quello era un letto di un fiume. Mio padre invece, aveva una tesi diversa dalla mia: pensava che le montagne che ci circondavano fossero unite una volta e che si fossero separate in seguito ad una spaccatura. Io ribattevo che non era possibile perché allora le montagne avrebbero dovuto formare una voragine senza fondo e quindi non poteva essere certo come diceva lui. Non so per quale motivo associavo la voragine, che è un baratro profondo, a qualcosa che non ha fine; ero convinta che in una spaccatura non ci possa essere un fondo.

La Grande Madre

Nel sogno compare l’immagine dell’io di Delia, accompagnato dalla figura paterna, in un ambiente in cui appare evidente la presenza dell’archetipo della Grande Madre. Essa si rivela attraverso l’immagine della spaccatura, della voragine cherisuona nelle associazioni di Delia e, lo vedremo, anche in quelle delle altre partecipanti allo psicodramma. Delia la definisce una voragine che ha la forma delle ovaie.

Le ovaie, le gonadi femminili, sono il luogo in cui si sviluppano le cellule sessuali femminili necessarie alla riproduzione. L’associazione di Delia evidenzia lo stretto legame che esiste tra la terra e la donna. Lo stesso legame del quale parlava Platone nel Menesseno in cui scriveva che non è la terra ad imitare la donna nel concepire e nel partorire, ma la donna la terra. Eliade scrive che le gallerie delle miniere e le caverne sono assimilate all’utero della Terra Madre, tutto ciò che giace nel ventre della Terra è vivo.Delfi, la più famosa voragine della Grecia antica, deriva il proprio nome da delphys, termine che designa sia l’organo genitale femminile sia l’utero.Neumann parlando dell’archetipo della madre afferma che ogni oggetto grande che abbraccia e contiene, avvolge, nasconde, protegge, mantiene e nutre un piccolo, va ricondotto al dominio materno primitivo.

La Terra Madre, come una sorgente, origina ed alimenta il fluire della vita. Si riteneva infatti che i fiumi sacri della Mesopotamia avessero le loro sorgenti nell’organo genitale della Grande Dea e la sorgente dei fiumi era considerata la vagina della Terra. Non a caso l’io di Delia si trova a passeggiare lungo una strada che una volta era proprio il letto di un fiume. Il fiume, dice la sognatrice nello psicodramma, è il luogo dove scorre l’acqua che porta la vita.

L’acqua che dà vita non può non far pensare al liquido amniotico dal quale il feto è avvolto prima della nascita, ma anche all’umidità originaria nella quale è necessario rientrare prima di nascere a nuova vita. Un noto detto alchemico recita così: Non effettuare alcuna operazione prima che tutto sia ridotto all’acqua. Per l’alchimista Dorneus, immergersi nell’acqua vuol dire tornare all’oscura condizione iniziale, un ripiombare nel liquido amniotico dell’utero gravido. Ma l’acqua, come la Grande Madre con la quale si identifica, può presentarsi nei suoi due aspetti distruttivo e creativo.

L’immagine dell’acqua comunque è solo annunciata nella psiche della sognatrice e l’io del sogno la sta cercando per poter intraprendere il suo cammino di morte e di rinascita. L’io dovrà tornare una seconda volta, come Osiride quando discese negl’Inferi, nell’uroboros materno per essere iniziato e nascere di nuovo. Paracelso diceva che per entrare nel regno di Dio è necessario anzitutto entrare col proprio corpo all’interno della propria madre e là morire. Gli alchimisti definiscono questa situazione psichica un regressus ad uterum.

Le due facce della Grande Madre

Jung in Gli aspetti psicologici dell’archetipo della Madre parla dell’esistenza di due aspetti tra loro opposti racchiusi nel simbolo della Grande Madre, la madre amorosa e la madre terrificante. Anche Neumann si è occupato delle due facce dell’archetipo materno che può manifestarsi come madre buona dispensatrice benefica di felicità e di vita, come la terra che produce il nutrimento: è bontà e grazia nella forza creativa originaria che ogni giorno genera dal suo grembo nuova vita. Nell’aspetto della madre cattiva invece diventa signora cruenta della morte e della peste, della fame o dell’inondazione, è la forza dell’istinto, capace di grande dolcezza ma che trascina al disastro.

Nel sogno di Delia si è parlato della madre buona legata all’evento della nascita, della creazione, tramite l’associazione alle ovaie e all’immagine del fiume dove scorre l’acqua che porta la vita. La spaccatura, però, viene chiamata dall’io anche voragine senza fondo … baratro profondo … qualcosa che non ha fine; ero convinta che in una spaccatura non ci possa (sic) essere un fondo, dice la sognatrice. L’io si trova ad affrontare la parte distruttiva della Grande Madre che, se riesce ad inglobare dentro di sé la sua vittima, può costringerla per l’eternità nell’uroboros originario, in una condizione senza inizio e senza fine, fuori dal tempo, perché il tempo è dato dalla coscienza patriarcale.

Dopo le associazioni di Delia interviene Maria, una assidua partecipante al gruppo, che con una associazione richiama ancora una volta l’aspetto negativo dell’archetipo della Grande Madre. Definisce la voragine un buco nero. Il buco nero in astronomia è l’ultimo stadio della vita di una stella. Una delle sue caratteristiche è quella di avere una grande forza di gravità capace di attrarre qualsiasi cosa si trovi attorno a sé. Questa immagine ci riconduce alla Grande Madre terrificante e divoratrice che uccide nel suo ventre ogni ricerca di autonomia. Non è casuale che questa associazione venga da Maria che è incatenata ad una situazione familiare difficile nella quale l’io si trova calato senza via di uscita, rinunciando ad esistere autonomamente.

Maria associa la voragine anche all’Inferno. In effetti ci troviamo in una situazione iniziatica che richiede il Deascensus ad inferos, la discesa negli inferi. L’inferno, che per la cultura Cristiana è diventato il luogo delle pene eterne, è il regno dei morti, per i Greci il regno di Ade nel quale è necessario morire prima di rinascere a nuova vita. È il mondo infero del quale parla Hillman nel quale bisogna discendere per confrontarsi con la ricchezza delle immagini prima di intraprendere un nuovo percorso di vita, come fece Ulisse prima di riprendere la via verso Itaca. È l’utero della Grande Madre Iside-Nut, la Grande Vacca, che secondo il racconto di Plutarco generò Osiride, Oro, Tifone, Iside e Neftis. E legato ad essa ed alla sua potenza matriarcale è il mare crudele rappresentato da Tifone, che si trova oltre la bocca Tanitica del fiume Nilo prodigo di vita, con il quale il fratello Osiride è tutt’uno.

Plutarco scrive che Tifone è il mare in cui il Nilo si getta e si disperde. Il mito narra che Tifone, o Seth (colui che opprime, colui che fa violenza), abbia teso una trappola al fratello Osiride. Dopo aver preso le misure del suo corpo si presentò, in occasione di un banchetto, con un’arca o bara promettendo, come in un bel gioco, che l’avrebbe donata a chi dei presenti avesse avuto le misure adatte per entrarci. Nessuno vi entrò proprio esattamente. Quando fu il turno di Osiride, i congiurati alleati di Tifone chiusero la bara con chiodi, vi versarono sopra del piombo fuso ed infine lo gettarono nel fiume Nilo. Questa è la discesa negl’Inferi di Osiride che nel mare di Tifone, il figlio di una coscienza ancora matriarcale, trova la sua morte e la sua seconda nascita. Jung osserva come la vicenda della morte e della discesa negl’inferi di Osiride possa rappresentare l’ingresso in una nuova vita intrauterina aspettando di rinascere dall’utero materno, l’utero di Iside che lo ritroverà e gli darà nuova vita.

Nelle immagini del nostro sogno Osiride è l’io della sognatrice che anela a rinascere nella luce della coscienza. Attraverso la rinascita nel ventre della Grande Madre c’è il superamento di quella che Neumann chiama la coscienza matriarcale e può affermarsi la coscienza patriarcale che, tramite l’immagine del padre nel sogno, guiderà l’io verso la sua individuazione. Neumann afferma che lo sviluppo del femminile passa necessariamente attraverso la presenza di un Tu maschile che rappresenta la coscienza liberatrice la quale, proprio come nel nostro sogno, lo vedremo in seguito, si presenta nelle sembianze del padre, dell’uomo, dell’animus, di una guida.

In tutto questo processo è fondamentale l’archetipo di Iside che Neumann ha definito dea del matriarcato ma anche dea del patriarcato, intesa come figura di passaggio dallo stato in cui è predominante l’influenza della Grande Madre uroborica (Iside-Nut), maga e madre, a quella in cui predomina l’Iside buona, sorella e consorte di Osiride.

La spirale

Nel momento del gioco psicodrammatico, nel quale sono state drammatizzate le immagini del sogno, Maria, doppiando il ruolo di Delia, definisce la spaccatura una spirale. L’immagine della spirale rappresenta il cambiamento, ma allo stesso tempo il ritorno ciclico, e quindi anche l’ordine e la permanenza. Durand ci ricorda che nelle speculazioni matematiche è il segno dell’equilibrio nello squilibrio, dell’ordine dell’essere in seno al mutamento. La spirale, ed in particolar modo la spirale logaritmica, possiede la notevole proprietà di crescere senza modificare la forma della figura totale e di essere così permanenza nella sua forma nonostante la crescita asimmetrica. Rappresenta il carattere ciclico dell’evoluzione.

La spirale ha anche una forma osservabile in natura, negli infusori, che sono dei minuscoli organismi d’acqua, nelle connessioni a spirale degli acidi nucleici che formano la molecola del DNA, o nella forma delle galassie e del sistema solare. Tutto l’universo è avvolto in un moto circolare in espansione che nella dimensione dello spazio-tempo assume la figura della spirale. Questo moto è creazione sempre eguale a se stessa, l’Eterno Ritorno di cui parlava Nietzsche, molto vicino ai cicli naturali, ai ritmi lunari.

Per gli antichi la luna, scrive la Harding, è il simbolo della proiezione del potere riproduttivo della donna. Eliade afferma che la luna è soggetta alla legge universale del divenire, della nascita e della morte, al contrario del sole che rimane sempre uguale a se stesso. I suoi momenti sono la nascita, la pienezza e la scomparsa dell’astro. Il tempo della luna è tempo vivo perché si collega con la realtà biocosmica, alla pioggia, alle  maree, alla semina, al ciclo mestruale. I Pigmei africani festeggiano la luna nuova poco prima della stagione piovosa. Chiamano la luna Pe e la considerano principio di generazione e madre della fecondità. Solo le donne possono aver parte alla festa della luna, mentre la festa del sole ha come protagonisti esclusivamente gli uomini.

Eliade aggiunge che la spirale è una ierofania selenica conosciuta sin dall’epoca glaciale. Oltre a rappresentare le fasi lunari ha anche valenzeerotiche derivate dall’analogia vulva-conchiglia. L’immagine della spirale quindi può essere amplificata con la vulva. La vulva presso i Bambara è chiamata la grande madre graziosa e rappresenta l’apertura alle ricchezze segrete, alle conoscenze nascoste. È una immagine di passaggio, essendo anche un organo esterno, ai grandi misteri del femminile.

Non è casuale che dalle associazioni di Delia sia emersa l’immagine delle ovaie che invece sono organi interni. Probabilmente essa sta a rappresentare la meta alla quale tende il femminile nella sua massima espressione creativa: la gravidanza. L’attività funzionale dell’ovaia, infatti, inizia nella pubertà, momento in cui compaiono le prime mestruazioni, e momento fondamentale per la vita di una donna che diviene pronta per intraprendere la sua attività sessuale e riproduttiva. Da allora inizia un ciclo che ogni mese si ripete, il ciclo mestruale. Il movimento ciclico richiama ancora una volta l’immagine della spirale, ma anche quella della luna. Il ciclo mestruale ha una durata media di 28 giorni, come il ciclo lunare. Ci ricorda Neumann che il femminile è legato, tramite il ciclo mestruale, al periodo lunare, anche per quanto riguarda il periodo lunare interiore, oramai reso indipendente da quello dell’astro.

Nonostante il gruppo sia ancora immerso nell’Uroboros materno dunque, l’immagine della spirale, accompagnata da quella della luna e dei cicli lunari, annuncia dei cambiamenti in divenire. Il riferimento alla crescita del corpo della donna ed all’assunzione della capacità riproduttiva è indicativo poiché anticipa un passaggio tutto al femminile dalla condizione di bambina e figlia a quella di donna adulta capace di diventare madre a sua volta. A questo proposito Neumann scrive che l’Uroboros simboleggia anche la creatività del nuovo inizio, della ruota che fa ruotare se stessa, del primo movimento circolare della spirale ascendente dello sviluppo.

Uscendo da un movimento uroborico, dunque, si può accedere ad un movimento spiraliforme, ad una trasformazione sotto l’egida della dea delle trasformazioni: Iside. L’immagine mitica di Iside è legata alla spirale. Iside è considerata l’Iniziatrice, colei che detiene il segreto della vita, della morte e della resurrezione. A lei viene attribuita l’immagine del cesto con un serpente a forma di spirale.

Acqua e fuoco

Nel gioco, nel quale si è drammatizzato il sogno di Delia, sono state pronunciate le seguenti parole: Se andiamo verso il fuoco hai paura ma c’è l’acqua che sta arrivando. Già mi sono soffermata sull’immagine dell’acqua per quanto riguarda il suo legame con la Grande Madre, e come elemento iniziale dell’opus alchemica.

Jung ricorda che in alchimia l’acqua ed il fuoco, gli inconciliabili per natura, costituiscono paradossalmente l’unità. La stessa funzione dell’acqua viene attribuita anche al fuoco, ed a dimostrazione di ciò basta far riferimento ad alcuni passi di opere alchemiche come il Rosarium philosophorum nel quale è scritto che l’acqua permanens è la forma ignea della vera acqua.

Acqua e fuoco permettono la purificazione. In tutte le culture esiste il rito della purificazione attraverso l’acqua o attraverso il fuoco. Eliade, rifacendosi ad alcuni studi di Daniélou, scrive che nel simbolismo battesimale vi è innanzi tutto la messa in valore del battesimo in quanto discesa nell’Abisso delle acque per un duello con il mostro marino. Il modello a cui si rifà questa discesa è Cristo nelle acque del Giordano, evento che al tempo stesso era una discesa nelle Acque della Morte.

L’immagine dell’acqua quindi conduce le immagini del gruppo di psicodramma in un’atmosfera iniziatica. Si sta per compiere un rito di passaggio attraverso l’Abisso, le Acque della Morte che precedono ogni rinascita. Stessa valenza ha l’immagine del fuoco.

Hillman scrive che Il fuoco è tanto violenza combustiva quanto luce, colore e riflessione meditativa; protegge, stimola in vita e purifica per la morte. Anche S.Tommaso parla del potere purificatorio del fuoco. Per lui il paradiso è inaccessibile a causa del fuoco che lo circonda, per cui chi vuole entrarvi deve prima di tutto purificarsi attraverso il fuoco stesso.

Acqua e fuoco sono elementi fondamentali dell’iniziazione secondo i misteri di Iside. Fino ad ora l’immagine di questa dea si è presentata nelle sembianze della Madre Natura, buona e cattiva, della sposa fedele, della luna con la sua capacità di trasformazione continua e sempre uguale.

Ma Iside è anche l’iniziatrice e Schuré parla delle prove di iniziazione ai suoi misteri. Superando le prove ai misteri di Iside dalla situazione di neofita si può accedere a quella di iniziato. Prima di cominciare il suo cammino iniziatico l’adepto, davanti la porta del Santuario segreto, si trova al cospetto della statua della dea col volto velato, in posizione assisa e con un libro chiuso sulle ginocchia. Nessun mortale sollevò il mio velo è scritto ai piedi della statua. È lei che permetterà all’iniziato di vedere la luce del sole, Osiride, dopo averlo accompagnato nelle fasi della sua trasformazione. Per questo è rappresentata sotto forma di una vacca, immagine che sottintende il simbolo del ciclo lunare. Iside è sia la prima materia degli alchimisti, il libro chiuso che detiene il segreto ancora non rivelato della vita, sia il punto di arrivo che, come si evince dal racconto di Schuré, corrisponde alla rinascita dell’adepto.

E due delle prove di iniziazione ai misteri di Iside, la seconda e la terza, sono rispettivamente la prova del fuoco e la prova dell’acqua. La prima consiste nel passaggio del neofita attraverso una fornace ardente, la seconda nell’attraversamento di un’acqua morta e nera alla luce di un incendio di bitume che divampò alle sue spalle nella stanza del fuoco. Nel gioco dello psicodramma, come nelle prove del neofita, il fuoco precede l’acqua.

Acqua e fuoco, scrive la Harding, richiamano le cerimonie in onore della fecondità della luna. Originariamente il potere fertilizzante della luna era rappresentato da pratiche e costumi dei quali i principali erano l’approvvigionamento dell’acqua e la custodia del fuoco sacro, che rappresenta la luce della luna. Ancora un richiamo alla luna e al suo potere fecondante dunque. In seguito, nelle culture greco-romane, ma anche in altre in cui sopravviveva il culto della prostituzione sacra, furono investite di queste cerimonie le vestali del tempio, in onore di dee tra le quali Vesta e Diana. La prostituta sacra in Grecia era considerata vergine, santa;a Babilonia pura, divina.Aveva la funzione di permettere all’uomo il contatto con la divinità.

 L’autrice sottolinea che la connotazione di vergine non va riferita alle relazioni sociali (sposata o meno) né alle circostanze biologiche (deflorata o meno) ma ha una valenza psicologica. La donna psicologicamente vergine è una donna indipendente, libera come le parthenos, le prostitute sacre in Grecia, che può concedersi ad un uomo senza dover dipendere da lui.

Il sogno e le associazioni di questa seduta di psicodramma anticipano il raggiungimento della meta dell’autonomia della quale parla la Harding. Per ora tuttavia si stanno liberando le energie materne e paterne, dell’acqua, del fuoco, della voragine e molte altre, le energie che saranno necessarie a questo gruppo di giovani donne per superare lo stadio di dipendenza dalla Grande Madre e poter così iniziare a vivere la propria esistenza da persone adulte.

La separazione dei genitori del mondo

Nel sogno trattato in questo capitolo l’immagine del padre di Delia pensava che le montagne che ci circondavano fossero unite una volta e che si fossero separate in seguito ad una spaccatura. Si tratta dell’unione uroborica dei genitori del mondo che si sta dividendo, separando, spaccando. Neumann scrive che l’Uroboros, il grande rotondo, non è solo il grembo della Grande Madre, rappresenta anche i Genitori del Mondo nel tempo in cui il padre primordiale e la madre primordiale erano congiunti nell’unità uroborica. Allora vigeva ancora la legge dell’origine, in cui sotto e sopra, padre e madre, cielo e terra, dio e mondo si riflettevano a vicenda e non potevano essere scissi poiché insieme formavano il perfetto da cui sorge tutto, l’esistenza eterna che genera, concepisce, partorisce, uccide e rianima se stessa. Tutto trova la sua origine e la sua fine in questa congiunzione di opposti che basta a se stessa. Ma, lo abbiamo visto parlando della spirale, l’Uroboros può rappresentare anche il primo anello di una evoluzione spiraliforme e quindi l’inizio del divenire del tempo.

Per Neumann il tempo ha inizio ad opera dell’elemento maschile paterno. Jung definisce l’immagine del padre, oltre che espressione della coscienza morale, anche guida autoritaria. Nel nostro sogno il padre assume infatti la funzione di guida interiore e di artefice del cambiamento. È proprio questa immagine a descrivere la situazione psichica di separazione che si sta creando ad un io incredulo ancora congiunto alla Grande Madre nell’incesto uroborico,la forma di incesto dell’io infantile primitivo ancora vicino alla madre che non è ancora riuscito ad affermare se stesso differenziandosi.

Nella storia dell’immaginario collettivo durò molto a lungo la credenza nella procreazione in assenza del padre, e quindi che l’origine della vita fosse dovuta al solo grembo femminile. Ciò non si discosta dalla evoluzione della natura che originariamente si riproduceva in maniera asessuata, a livello cellulare, cioè per partenogenesi. I miti rispecchiano questa evoluzione, ed infatti Gea genera, in virtù della fecondità femminile, il suo futuro sposo Urano.

Solo quando gli esseri umani acquistano capacità di astrazione viene scoperta la paternità che, rispetto alla maternità sensorialmente percepibile, resta invisibile. È in quel periodo che il matriarcato viene destabilizzato dal patriarcato.

Nelle Eumenidi Eschilo ha evidenziato questo passaggio in un passo in cui Apollo pronuncia le seguenti parole:

Non la madre crea quello che noi chiamiamo suo figlio.
È solo la nutrice di un germe appena seminato.
Colui che la feconda, genera. Ella, ospite ad ospite,
protegge il bene, sempre che un dio non l’abbia danneggiato.

Nel sogno coesistono sia l’aspetto matriarcale sia l’aspetto patriarcale dell’evoluzione psichica. L’uno precede l’altro come, nella storia dell’immaginario collettivo, il femminile precede il maschile. Bachofen scrive che la madre viene prima del figlio. La femminilità sta al primo posto e la creatività maschile viene solo dopo. La donna è il dato stabile mentre con l’uomo si ha il divenire. All’inizio c’è la terra, la materia materna fondamentale, ed è dal suo grembo materno che proviene la creazione visibile, che si manifesta la divisione visibile dei due sessi, e solo allora viene al mondo la forma maschile. La donna è il dato stabile mentre l’uomo solo ciò che è sorto da essa. La prima comparsa della forza maschile sulla terra avviene sotto forma di figlio e quindi l’uomo appare come creatura non come procreatore. L’inverso vale per la madre poiché essa esiste prima della creatura, si presenta come prima dispensatrice di vita.

È necessaria la creatività femminile per poter rinascere ed affermare la forza maschile. Osiride ha bisogno del ventre di Iside, la Grande Madre, per morire e rinascere nello splendore dello Spirito, per essere venerato come Sole (Oro).  L’immagine dell’io emersa nel gruppo di psicodramma ha bisogno di inabissarsi nella voragine infernale per nascere di nuovo dal ventre della Grande Madre, per poter affermare se stessa.

E nel gruppo il mito della Grande Madre Iside, artefice di ogni trasformazione, torna a vivere. Il gruppo stesso diviene il ventre della madre, inteso come materno psichico gravido di immagini che nel nostro caso, trattandosi di una delle prime sedute, si stanno appena liberando, ma che hanno già delineato un tragitto di trasformazione collettivo.

Lo psicodramma dunque diviene il palcoscenico ideale in cui si realizzano le storie individuali e di gruppo. Molti autori lo hanno paragonato al sogno, il dramma che ogni notte si realizza nel nostro teatro psichico interiore tramite le immagini, poiché anche nel gruppo, come nel sogno, si intrecciano e si modificano trame immaginali, arricchite dalle immagini dei singoli componenti dello psicodramma, realizzando così una psiche di gruppo.

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